«Lasciate che i bambini vengano a me»

Quante volte abbiamo sentito questa citazione di Vangelo, quasi scontata o sottovalutata. Eppure in questo periodo, prendendo in braccio una neonata, questa frase mi è salita dal cuore più forte che mai. Incrociando lo sguardo di quella piccola che stringevo a me, ho sentito tutta la sua fragilità e il suo affidarsi alle mie braccia con fiducia. In lei ho percepito tutta la bellezza di Dio, il suo desiderio di amare e lasciarsi amare. Un bambino esprime l’amore più puro, più intenso, il più simile a quello di Dio. Gesù stesso si è fatto uomo facendosi bambino e si è messo nelle nostre mani, chiedendo solo di essere accolto e amato.

Gesù nei vangeli porta spesso i bambini come esempio: non scandalizzate questi bambini (Mt 18,10).
Egli ci indica il cammino di conversione che siamo chiamati a fare e che ci porta a godere dell’amore misericordioso del Dio della vita.

Ecco i figli sono un dono che viene dal Signore; il frutto del grembo materno è un premio (Salmo 127).

I bambini sono un valore immenso: sono una benedizione che portano ad incontrare Dio in tutta la sua purezza e bellezza.

Oggi, purtroppo, alcuni bambini non sono amati e rispettati: ci commuoviamo per qualche minuto mossi dalla tenerezza che mostrano, poi li vediamo morti sulle spiagge o sotto le bombe e ci limitiamo a un ‘poverini’ o ‘non è giusto’; e la nostra vita continua come prima. Forse ci stiamo allontanando da Dio? Ci sentiamo affannati e autosufficienti così da sentire Dio lontano dalla nostra vita?

Il tuo volto, Signore, io cerco (Salmo 26,8).

Allora chiniamoci sulle nostre debolezze per riconoscerci bisognosi del Dio che salva, rivolgiamo il nostro cuore ai prodigi che il Dio della vita compie intorno a noi.

Tutta la speranza cristiana inizia da un bambino.

Non ci si può accostare a un piccolo se non assumendo una postura diversa da quella che normalmente usiamo. È la postura di chi si abbassa per poter prendere in braccio un bambino, di chi deve muoversi con cura, senza violenza o superficialità.

È la postura di chi si lascia illuminare il volto da qualcosa di così tremendamente fragile e allo stesso tempo bello che ti cambia la vita e gli fai spazio perché lui possa crescere con te per donare gioia e speranza per un futuro che non è morto. Quel bambino è un dono di Dio che non è stanco dell’uomo e continua ad avere fiducia in lui. Alziamo lo sguardo a Dio e facciamo spazio alla speranza che ha il volto del Signore che viene con grande potenza e gloria.

La speranza non è qualcosa ma Qualcuno, come esclama san Francesco: “Tu sei la nostra speranza, egli non abbandonerà coloro che sperano in Lui”.

Suor Graziana, Ausiliaria Diocesana

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