Categoria: News

  • Charles De Foucauld sarà Santo

    Charles De Foucauld sarà Santo

    Beatificato da Papa Benedetto XVI nel 2005, Charles de Foucauld verrà solennemente canonizzato da Papa Francesco in Vaticano il prossimo 15 Maggio 2022.

    “Iniziatore” di un movimento che in seguito divenne “Congregazione dei Piccoli Fratelli di Gesù”, ormai
    diffusa in tutto il mondo, Charles de Foucauld nasce a Strasburgo da una famiglia cristiana e credente, che tuttavia presto lo lascia orfano. Allevato con molto affetto dal nonno, cresce nello studio con
    una vivace intelligenza. Nell’età giovanile si lascia coinvolgere da una vita mondana, spensierata e gaudiente. Si iscrive a una scuola militare, a 20 anni diventa ufficiale e si trasferisce di stanza in Algeria e quindi in Tunisia. Nel 1882 lascia l’esercito e si dedica a viaggiare, soprattutto in Marocco, allora terra proibita per gli europei. Travestito e fattosi passare per ebreo, vi rimane per lunghi mesi. Osservatore attento e in grandi rapporti con la popolazione locale, raccoglie moltissime annotazioni che gli daranno anche la fama di esploratore e autore di un libro (Reconnaisance au Maroc).

    “Quando il chicco di
    grano cade e non muore,
    resta solo; se il chicco muore,
    porta molti frutti”

    L’osservazione della profonda religiosità dei musulmani, la ricerca interiore della verità, l’aiuto dell’abate Huvelin gli faranno riscoprire la fede (“non potevo fare altrimenti che vivere per Dio”). Dopo un pellegrinaggio in Terrasanta diventa monaco trappista, ma dopo molti anni lascia la Trappa di Akbes per vivere la propria vocazione (“una vita nascosta e silenziosa e non quella dell’uomo di parole”).

    Nel 1901 riceve l’ordinazione sacerdotale in Francia e quindi torna In Algeria al confine con il Marocco, nell’oasi di Beni-Abbes che presto diventerà un incrocio di presenze (“voglio abituare tutti gli abitanti, cristiani, musulmani, giudei, a guardarmi come il loro fratello, il fratello universale”).

    Nel 1905 volge la sua attenzione al mondo dei Tuareg, si traferisce nel cuore del Sahara a Tamanrasset, povero tra i poveri, sempre pronto a dare e a prendersi cura (“di fronte alle ingiustizie contro coloro che ci sono in qualche modo affidati, bisogna dirlo, perché noi non abbiamo il diritto di essere come sentinelle addormentate, cani muti, pastori indifferenti”). Questi anni di intensa esperienza portano Charles de Foucauld alla profonda convinzione che “è dunque impossibile voler amare Dio senza amare gli uomini; più si ama Dio più si amano gli uomini”.

    Il sincero e stretto rapporto instaurato con i Tuareg si caratterizza per una grande amicizia, ma anche per un prezioso contributo alla stesura di un testo dei Vangeli in lingua Tuareg e di un dizionario “Tuareg-Francese”. Alti progetti sono nel suo orizzonte, ma la situazione anche locale diventa critica. Nel 1916 si intensificano gli scontri tra esercito e Senussiti, e il 1 dicembre 1916 Charles De Foucauld viene tragicamente ucciso.

    Guido Feltrin

  • Tempi di adorazione eucaristica

    Tempi di adorazione eucaristica

    Il prossimo appuntamento sarò il 12 maggio alle ore 17:30 in Basilica, mentre il 19 maggio alle 10 sarà a San Giovanni Battista

  • Il lavoro nelle ACLI e le ACLI per il lavoro

    Il lavoro nelle ACLI e le ACLI per il lavoro

    In occasione del 1° maggio, festa dei lavoratori, presentiamo un’associazione che, rifacendosi ai valori cristiani, si mette al servizio del mondo del lavoro conciliando l’insegnamento sociale della Chiesa e i diritti sanciti dalla Costituzione

    Oggi pochi, pochissimi giovani sanno che cosa siano le ACLI, nate nell’immediato dopoguerra in epoca di unità sindacale come Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

    Di solito oggi vengono associate ai loro servizi, senz’altro una parte importante – ma non l’unica – della loro identità. Essi spaziano dall’assistenza fiscale e di ausilio nel pagamento dei tributi (Caf), all’assistenza al lavoro, alla pensione e al welfare (Patronato), dall’assistenza alla famiglia per l’assunzione di lavoratori domestici, colf e badanti (Saf), all’assistenza ai cittadini stranieri (pratiche di permesso di soggiorno), fino all’assistenza nelle dichiarazioni di successione. A livello provinciale, attraverso un apposito istituto (ENAIP), fra i più importanti in Italia, le ACLI svolgono
    anche attività qualificata di formazione professionale. A livello locale viviamo la dimensione
    del Circolo, presente anche a Desio e dedicato al Fondatore delle ACLI nazionali, Achille Grandi, ubicato nella via a lui intitolata, dove morì. Un luogo che è anche momento di amicizia, ricreativo e anche di spiritualità e formazione.

    Non manca la dimensione del turismo, attraverso ben due Agenzie di viaggi del Sistema ACLI che propongono vacanze alternative o gite giornaliere. Organizziamo momenti – in presenza e online – di lectio divina, di formazione e di spiritualità che ci portano a confrontarci, da cristiani, sulle problematiche più attuali, con particolare attenzione alla Dottrina Sociale della Chiesa.

    Non dobbiamo avere paura di dirlo: le ACLI hanno anche una dimensione politica (che non significa certamente prendere le parti di un partito), perché provano a declinare la Bibbia e in particolare il Vangelo, l’insegnamento sociale della Chiesa, le encicliche dei Papi e i documenti del magistero in proposte concrete realizzabili a livello locale, nazionale e globale.

    Non per nulla il logo che caratterizza le ACLI presenta una croce (la Croce di Cristo a cui – non dobbiamo dimenticarlo – in passato sono state contrapposte croci ad essa nemiche, che indica la nostra appartenenza a Cristo e alla Chiesa), un libro (che è anzitutto la Parola di Dio, la Bibbia e in particolare il Vangelo, ma è anche la Costituzione della Repubblica e, più in generale, ogni libro che ci forma come persone adulte e in grado di contribuire al progresso materiale e spirituale della società), una vanga e un’incudine (simboli del lavoro e della fatica che esso comporta, ma anche dei “lavoratori”, parola così cara anche alla Costituzione della nostra Repubblica).

    Il tutto racchiuso in quello che parrebbe un esagono, ma che è, invece, una cella d’alveare, perché – come ci esortava Paolo VI – “le ACLI sono le api operaie della Dottrina Sociale della Chiesa” (che non è un di più della nostra formazione cristiana riservata a chi si occupa di politica o del sociale, ma che tutti siamo chiamati a conoscere per vivere una fede adulta!).

    Ed è così che le ACLI anche oggi, dopo oltre 75 anni dalla loro nascita, possono ancora essere
    obbedienti alle loro tre fedeltà – alla Chiesa, al lavoro e alla democrazia – che, come ci ha ricordato Papa Francesco, si sintetizzano in una quarta fedeltà che le riassume tutte: la fedeltà ai poveri.

    Nelle ACLI c’è spazio per tutti: per chi vi lavora e per chi vi sta da volontario, donando un po’ del proprio tempo per amore della giustizia che si fa cura del prossimo.

    Francesco Pasquali

  • LA VALLE DI EZECHIELE

    LA VALLE DI EZECHIELE

    Rialzare persone, cadute negli errori commessi

    Durante la quaresima appena trascorsa, don David, cappellano della casa circondariale di Busto Arsizio, ha incontrato gli adolescenti per parlare della sua esperienza con i detenuti e del suo ruolo nella cooperativa “LA VALLE DI EZECHIELE”. Riportiamo un riassunto del progetto che don David sta seguendo per aiutare i carcerati.

    Cos’è la valle di Ezechiele?
    La “Valle di Ezechiele” è una cooperativa sociale senza scopo di lucro in cui i detenuti della casa circondariale di Busto Arsizio, non solo trovano un lavoro, ma anche la “risurrezione”.

    Dove nasce l’idea?
    “La Valle di Ezechiele cooperativa sociale” nasce nel giugno 2019, da un’idea di don David Maria Riboldi, cappellano della casa circondariale di Busto Arsizio, stanco dell’ozio forzoso cui il sistema penale italiano costringe chi ha da espiare una pena e allo stesso tempo desideroso di dare un’opportunità ai carcerati.

    Qual è la missione?
    Lo scopo è quello di rimettere in piedi, “far risorgere”, persone che sono cadute e che spesso non sono consapevoli di aver bisogno di una mano.

    Perché Ezechiele?
    Entrando in carcere si fa spesso l’esperienza di Ezechiele, che si trova a camminare in una valle piena di ‘ossa inaridite’.Il Signore, però, rimette insieme i pezzi e non butta via niente.

    Cosa fanno i detenuti?
    I detenuti lavorano, in particolare si occupano di dematerializzazione di archivi cartacei, sbavatura e selezione di componenti in gomma, fanno corsi fotografici e realizzano cesti di Natale.

    Perché il lavoro?
    Il lavoro è uno strumento efficace per la rieducazione dei detenuti, diminuisce i casi di recidività (che in Italia sono del 70%) e permette di sopperire anche al piccolo numero di educatori che possono aiutare i carcerati nel percorso in carcere.

    Alessio Malberti

  • TALITA KUM e i progetti in Repubblica Centroafricana

    TALITA KUM e i progetti in Repubblica Centroafricana

    Stefania Figini si reca in Africa ogni anno da 27 anni e dice: “Una scelta di vita che mi ha cambiata”

    Sono tre i progetti che Stefania Figini sta portando avanti in Repubblica Centrafricana, un progetto di vita che si è concretizzato sempre più dal 1995. Li ha spiegati il 23 e 24 aprile al circolo culturale Pro
    Desio, dove ha organizzato una raccolta fondi.

    La Cappella

    Intanto stanno finendo di ristrutturare una cappella piccola e pericolante. “Strutturalmente non
    garantiva la sicurezza, con un ampliamento quest’anno siamo arrivati al tetto. Per il prossimo anno mancheranno intonaci e pavimento, ma la cappella c’è. È come una veranda molto ampia. [A causa della pandemia], “abbiamo avuto non pochi problemi di riperimento dei materiali. Abbiamo collaborato con la popolazione e con gli artigiani locali, prendendoli in modo ecosostenibile”.

    La scuola

    Il secondo progetto, nato nel 2006, è una scuola dell’infanzia, la struttura è del 2010, 600 metri quadri con all’interno tre classi: piccoli, mediani e grandi, in media ci sono 70 bambini. “Questo è il posto sicuro grazie al quale le mamme potevano andare a lavorare nei campi, ma mancavano di attività educative di supporto. Per questo siamo stati un progetto pilota, fascia coperta tra i 4-6 anni durante tutto lo sviluppo della socializzazione. Imprinting importante che devono avere affinché gli rimanga. Ricordo che i primi facevano fatica a giocare insieme, ora è molto bello”. La sua idea è quella di portare miglioramenti, coinvolgendo in prima persona gli abitanti, in modo che il cambiamento diventi parte di loro stessi e che non sia qualcosa di imposto.

    La Yogurteria

    Da ultima è nata un’attività associata: una yogurteria. “È un laboratorio iniziato l’anno scorso che produce yogurt per la scuola e il mercato locale, partiti con la produzione a novembre. Yogurteria per i bambini, nata per dare un alimento nutriente in aggiunta alla dieta normale, perché hanno problemi a livello intestinale e lo yogurt aiuta, le sue proteine inoltre possono sostituire la carne, che mangiano molto poco. Se ne riusciamo a produrre una certa quantità, circa 120-150 dosi al giorno, possiamo rivenderlo nella città più vicina e questo dà un contributo al giovane casaro per la fabbricazione e ad una dozzina di collaboratori che gestisce la scuola. È tutto alimentato ad energia solare e funziona bene. Vorremmo potenziarlo con nuovi pannelli”. Stefania Figini ogni anno cerca di andare almeno un paio di mesi in Repubblica Centroafricana: “Sento di essere cresciuta con loro e che danno tanto, grazie alla loro semplicità. La cosa che vedo più importante è fare i progetti insieme a loro. Per
    me è stato un arricchimento personale imparagonabile a quello che avrei potuto avere qui”.

    Stefania Figini con la mamma Ardelia Tani e il nunzio apostolico Santiago de Wit Guzmán

    Eleonora Murero

  • “Gesù venne, stette in mezzo a loro e disse: “Pacea voi!”

    “Gesù venne, stette in mezzo a loro e disse: “Pace
    a voi!”

    Gesù è risorto e, oggi come allora, si rende presente in mezzo a noi per portarci il dono inestimabile della Pace: con tutta la chiesa chiediamo il dono della pace, nei nostri cuori, nelle famiglie, in Ucraina, in tutto il mondo!

    Il gruppo del Rinnovamento nello Spirito “Gesù Misericordioso” invita tutti a celebrare con gioia ancora una volta la fedeltà del Signore Risorto nel Primo Venerdì del Mese, il 6 maggio ore 21 nella Chiesetta Sussidiaria del Sacro Cuore in via Segantini.

    Celebriamo il Signore perchè è buono: Eterna è la Sua Misericordia!”

    Rinnovamento nello Spirito

  • Ricordi e spunti di riflessione: … marinaretti l’azzurro mar…

    Ricordi e spunti di riflessione: … marinaretti l’azzurro mar…

    In questi periodi di chiusure forzate in casa, nascono delle richieste inconsce di far pulizia tra gli scaffali e i faldoni strapieni di spartiti, fogli di musica ingialliti, fotocopie consunte, appunti risalenti al periodo di studi, sistemati nella più totale disinvoltura e anarchia programmata. E proprio piegato dall’insistenza (certamente non mia) di fare ordine in tutto questo marasma, si ritrovano dei cimeli apparentemente relegati in fondo alla memoria della nostra esperienza. Ma qui arriva l’aspetto imprevisto del ricordo infantile di quando all’oratorio (ora B.V.I.) si allestivano spettacoli, chiamati “operette” progettati per la festa della mamma del mese di maggio. La sorpresa: Fior di Loto operetta in tre atti,libretto e musica di Romolo Corona. Ritrovo questo spartito per canto e pianoforte, e tutto, improvvisamente, ritorna alla memoria quel periodo. Correva l’anno 1962, sessanta anni fa. Qui il potere della musica si manifesta in tutta la sua forza. Come aver aperto un “file nascosto” della nostra memoria tornano alla mente le musiche eseguite al pianoforte e all’organo elettrico (allora si chiamava così) da due persone che, senza saperlo, e senza volerlo, mi hanno formato al senso del bello e alla fatica per raggiungerlo. Pio Garoni che insegnava i canti da gennaio (era il progetto che si metteva in opera dopo le festività natalizie) e Adolfo D’Aniello che affascinava tutti noi bambini con i suoni dell’organo elettrico fatto arrivare per l’occasione. E qui iniziavano le prove in oratorio: copione a memoria, canti solistici e in coro, sempre tutto a memoria, ma si sa che a dieci anni la memoria non ha nessun vuoto. Tutto facilissimo! Taky-Li, padrone del Bazar, il Mandarino, Tciang, Li, Miss Mary Dolly e Mister Spenser.

    E poi le danze con i canti del coro dei bambini, dei marinaretti (marinaretti l’azzurro mar, il brano più affascinante e più cantato di noi bambini) dei fantocci giapponesi e la mitica danza del drago, senza dimenticare l’eleganza della danza dei lillà. Questi erano i personaggi che gravitavano attorno ai protagonisti: Fior di Loto e Fukuki, suo fratello, interpretato dal sottoscritto. Quanta emozione allora, ma l’emozione si rinnova anche adesso che sto riprendendo da un altro punto di osservazione tutti questi ricordi.

    Questa volta seduto al pianoforte a suonare queste musiche. Mi ricordo tutto: i passaggi, le melodie, i cori, le scene, i costumi e anche l’emozione e l’imbarazzo infantile di dover dare un bacio a Fior di Loto, in scena e durante le prove (esigenze di copione) dopo una struggente melodia cantata da me per l’ultimo saluto, prima della partenza della sorella sulla nave, verso un mondo migliore.

    Ora posso ripensare a tutto questo e ad altre esperienze fatte in oratorio. Era la mia seconda casa, lì ho trovato amicizie che ancora oggi persistono, ho trovato la gioia di stare insieme e condividere con i miei “compagni di canto” (si chiamavano piccoli cantori o in modo più altisonante pueri cantores) l’interesse per la musica e per il teatro, l’attenzione che ci riservava il prete dell’oratorio, e di conseguenza l’entusiasmo nel fare tutto questo. C’era un progetto che da bambino non riconoscevo, ma che ora, a distanza di anni, con il famoso senno di poi, percepisco nella sua grande luminosità, concretezza e attualità. Era la formazione che iniziava dalla famiglia ed insieme alla famiglia continuava al di fuori della famiglia stessa, all’oratorio, a scuola. Questo insieme di panacea educativa, la musica, il teatro, la danza, avevano un compito educativo inconscio, quello cioè di sensibilizzare il senso del bello e buono, esprimendo la sintesi di tutte le virtù, sia estetiche che morali.

    “Educare i fanciulli fin dalla infanzia al bello in modo che in età adulta, avendo fatto tesoro di quanto percepito, saranno in grado di giudicare con fermezza in età adulta, comportandosi e diventando uomini giusti”

    Questo pensiero è la sintesi di quanto gli antichi filosofi greci riponevano nell’educazione musicale e artistica chiamata mousike, un significato composito indicando l’insieme di musica, danza e poesia.

    Facciamone tesoro!

    Enrico Balestreri

  • Festa patronale di San Giorgio

    Festa patronale di San Giorgio

    23 e 24 aprile 2022:
    la parrocchia di San Giorgio festeggerà il suo patrono

    Programma

    • GIOVEDÌ 21
      • ore 21,00 Preghiera per la comunità
    • SABATO 23
      dalle ore 14,30 alle 17,30 attività sportive dedicate ai bambini e ragazzi (pallavolo, ginnastica ritmica, calcio)
      • ore 18,00 – Santa Messa vespertina
      • ore 20,00 – Karaoke con Dj Michele
    • DOMENICA 24
      • ore 11,00 – Santa Messa e celebrazione degli anniversari di matrimonio
      • ore 14,30 – Torneo di calcio under 10
        GSP S.Giorgio Calcio
      • dalle ore 14,30 – Attività per i bambini con gli animatori di San Giorgio
      • ore 15,00 – Coro dei bambini del catechismo
      • ore 20,00 – Musica
      • ore 20,00 – Torneo di calcio adulti
    • LUNEDÌ 25
      • ore 21,00 Santa Messa per i defunti

    Sabato e domenica inoltre ci saranno:
    ➜ gonfiabili, truccabimbi, bancarelle parrocchiali con vendita di torte, piante e lavoretti artigianali.
    ➜ cucina sempre aperta con patatine, salamelle, würstel, piadine, zucchero filato e popcorn
    ➜ stands delle associazioni del territorio

  • Concerto del Coro Città di Desio: inaugura così una rassegna per i suoi 35 anni

    Concerto del Coro Città di Desio: inaugura così una rassegna per i suoi 35 anni

    Il Coro Città di Desio compie 35 anni. È stato fondato nel 1987 da Enrico Balestreri, che ne è il direttore. Nel corso della sua storia ha eseguito circa 500 concerti in Lombardia, in altre regioni italiane e anche all’estero (in Svizzera, Germania e Russia); ha preso parte a rassegne corali e concerti in Duomo, a Sant’Ambrogio e a San Marco a Milano; inoltre ha partecipato a numerosi concorsi riportando sempre brillanti risultati.

    Nel 2007 è stato insignito dell’onorificenza della Città di Desio “Corona Turrita” per meriti artistici e culturali. Ha inaugurato questa rassegna con un concerto in Basilica venerdì 8 aprile, “Stabat Mater: concerto spirituale” e il pubblico ha partecipato con attenzione.

    Attende però con trepidazione il concerto che si terrà il 29 aprile, quando il Coro Giovanile Italiano terrà un concerto proprio nella Basilica dei Santi Siro e Materno. Accanto all’attività concertistica il Coro organizza corsi e conferenze volte alla diffusione della cultura musicale soprattutto tra i più giovani: a dimostrazione di ciò sta il fatto che dei quaranta elementi che compongono il coro, circa un terzo non era ancora nato nell’anno della sua fondazione; ben cinque coristi, inoltre, sono stati scelti tramite selezioni nazionali per far parte del prestigioso Coro Giovanile Italiano.

    Eleonora Murero

  • Grazie don Marco!

    Grazie don Marco!

    In data 2 aprile il Vicario Episcopale mons. Luciano Angaroni ha scritto una lettera a tutti i fedeli della nostra Comunità pastorale di Desio per annunciare che “don Marco Tagliabue
    dopo due anni di presenza nella vostra comunità, a conclusione di un periodo caratterizzato
    dalla pandemia, è stato chiamato dall’Arcivescovo ad un nuovo incarico”.

    Così prosegue: “Con il prossimo 18 aprile 2022 inizierà il suo servizio di Vicario parrocchiale
    presso la Parrocchia di San Dionigi, nel quartiere Pratocentenaro a Milano”.

    Conclude invitando alla preghiera per don Marco e “per le vocazioni al ministero ordinato
    e per la santità dei preti”.

    In questi pochi giorni la parrocchia di San Giorgio condividerà con don Marco il cuore dell’annuncio cristiano: la morte e la risurrezione di Gesù, la sua e nostra Pasqua. Questo annuncio aiuti ad accompagnare con la preghiera don Marco nel suo nuovo incarico e la parrocchia a sentirsi comunità viva secondo il Vangelo.

    Spesso fatichiamo a trovare le parole giuste per dimostrare la nostra gratitudine verso qualcuno, viviamo d’altronde in un’epoca in cui si scrive sempre, ma uno scritto, un gesto, una attenzione che riceviamo possono essere talmente toccanti ed importanti che lasciano il segno. Dire GRAZIE per ciò che si è ricevuto è doveroso.

    Questa comunità ti dice Grazie per l’insistenza e il richiamo alla Parola di Dio.

    S. Paolo dice: “Qualunque cosa tu faccia, in parole o opere, falla nelnome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui”. C’è una grande differenza tra fare le cose per obbligo e farle con cuore grato che cerca di onorare e compiacere Dio. Non solo è più piacevole per chi ci circonda, ma noi stessi beneficiamo della salute fisica e spirituale. Fare tutto nel nome di Gesù significa che siamo
    suoi rappresentanti per coloro con cui interagiamo quotidianamente. Se vedono Gesù in me, se li tratto come lui vuole e lo faccio di cuore, non di mala voglia, io glorifico e agisco con cuore trasformato e amante.

    Ancora S. Paolo ci ricorda: “Ringrazia Dio in ogni situazione, perché questa è la sua volontà per te in Cristo Gesù”. Come Figli di Dio riusciamo sempre a trovare qualcosa per cui ringraziare Dio anche in mezzo a situazioni che ci feriscono o ci sconcertano. Sappiamo che tutto funziona per il bene di quelli di noi che amano Dio. E andiamo avanti con fiducia. Non è
    che neghiamo il nostro dolore, ma che in mezzo a quel dolore sperimentiamo la sua pace e sappiamo che ha uno scopo.

    A volte, guardiamo indietro, vediamo che è proprio nei momenti più dolorosi o difficili che abbiamo sperimentato più chiaramente la potenza e la vicinanza di Dio. Manteniamo il nostro spirito attento alla presenza e alla bontà di Dio e non smettiamo di ringraziarlo.

    Il Catechismo scrive: «Ogni avvenimento e ogni necessità può diventare motivo di ringraziamento». La preghiera di ringraziamento comincia sempre da qui: dal riconoscersi preceduti dalla grazia. Siamo stati pensati prima che imparassimo a pensare; siamo stati amati prima che imparassimo ad amare; siamo stati desiderati prima che nel nostro cuore spuntasse un desiderio. Se guardiamo la vita così, allora il “grazie” diventa il motivo conduttore delle nostre giornate. Tante volte dimentichiamo pure di dire “grazie”.

    E ora…

    Tre verbi, un unico invito, che Gesù rivolge spesso a coloro che incontra: “Alzati – va’- non temere”.

    Alzati. “Non sederti”, prendi consapevolezza di te, dei tuoi doni, dei tuoi desideri. Stai in piedi sulle tue gambe, in un atteggiamento di curiosità e di scoperta.

    Va’. Esplora ciò che ti sta attorno, allarga i tuoi orizzonti, apriti a quelle realtà che hanno più bisogno del tuo aiuto, della tua presenza, del tuo amore…

    Non temere! È l’incoraggiamento di cui tutti abbiamo sempre bisogno. È la conferma che Colui che ci chiama ad alzarci e ad andare, ci è vicino e ci accompagna. Nel racconto dell’annunciazione entra in scena con tutta se stessa Maria, la giovane donna di Nazaret “cercata” da Dio. Alle parole dell’angelo le saranno passate in testa mille domande. Rimane stupita, ma anche turbata: che senso poteva avere tutto questo? Che cosa avrebbero pensato di lei… Giuseppe? La gente? L’angelo la invita a fidarsi dello Spirito, che sarebbe disceso su di lei. Ancora una volta risuona deciso l’invito a non temere. Rallegrati Maria, sii felice, perché il Signore è con te, sei amata gratuitamente per sempre.

    Don Marco durante le benedizioni natalizie
    Don Marco durante le benedizioni natalizie

    Dio non elimina la paura, ma ci permette di abitarla. Tutti siamo accompagnati e sostenuti dalla presenza degli altri e dall’Amore di Dio che è più forte di ogni paura. Suggerisce Papa Francesco: «La paura non deve mai avere l’ultima parola, ma essere l’occasione per compiere un atto di fede in Dio… e anche nella vita! Ciò significa credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che Lui conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose. Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da
    tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi! Nelle Sacre Scritture troviamo 365 volte l’espressione“non temere”, con tutte le sue varianti. Come dire che ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura».

    Nella vita ordinaria noi raramente ci rendiamo conto che riceviamo molto di più di ciò che diamo, e che è solo con la gratitudine che la vita si arricchisce. Ogni persona piccola o grande chepassa nella nostra vita è unica: lascia sempre un po’ di sé e prende un po’ di noi. Grazie per aver incrociato il nostro cammino!

    Valeriana