Categoria: News

  • GIORNATA DEI MISSIONARI MARTIRI

    GIORNATA DEI MISSIONARI MARTIRI

    24 Marzo 2022, giorno del martirio del Santo Oscar Romeo, si celebrerà la giornata dei Missionari Martiri, un momento per ricordare tutti coloro che hanno donato totalmente la loro vita e
    per essere “voce del Verbo di Dio”.

    Ogni anno nel tempo della Quaresima, si svolge
    una giornata di preghiera e di digiuno in
    memoria dei Missionari Martiri. Il prossimo
    24 marzo 2022 sarà la 30ª edizione. Era il 1991 quando fu proposta per la prima volta questa Giornata alle Chiese in Italia, dal Movimento Giovanile Missionario (ora Missio Giovani). Da allora, con ricorrenza annuale, si svolge con Veglie di preghiera ed altre iniziative.

    La scelta della data non è affatto casuale: il 24 marzo del 1980,
    infatti, mons. Oscar Romero veniva assassinato a San Salvador. Quel giorno, mentre stava celebrando la messa, al momento dell’elevazione dell’ostia, fu raggiunto da un colpo di fucile ad
    opera di un sicario, mandato dai leader politici al potere.

    Mons. Romero, (proclamato santo da papa Francesco nel 2018) difendeva e denunciava con voce profetica i soprusi e le ingiustizie perpetrate sul popolo contadino ed operaio. Egli si è fatto voce di chi non aveva voce. La sua voce di testimone fino al dono totale di se stesso per la causa del Vangelo, continua a risuonare raggiungendo, anche oggi, il cuore di molti, come “il chicco di grano che, caduto in terra, muore e produce molto frutto” (Gv 12, 25).

    Lo slogan di quest’anno, scelto da Missio per la Giornata è: “Voce del Verbo”. I Missionari Martiri con la loro vita donata totalmente sono “voce” del Verbo di Dio, che si è fatto carne, vicinanza all’umanità, presenza viva. Dio continua a parlare
    anche attraverso coloro che si fanno eco della Sua Voce (incarnando e testimoniando il Vangelo con la vita) per “amare, accogliere, abbracciare, donare, consolare, proteggere, curare”, vita condivisa fino agli estremi confini della terra, annuncio di resurrezione per le donne e gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo.

    Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nell’anno 2021 sono stati uccisi nel mondo 22 missionari: 13 sacerdoti, 1 religioso, 2 religiose, 6 laici.

    Quest’anno il nostro Arcivescovo sarà presente alla veglia zonale organizzata dalla zona VII (Sesto San Giovanni) a Cologno Monzese. La Comunità pastorale cittadina celebrerà la
    veglia dei martiri in Basilica il 24 marzo alle ore 21. Siamo tutti invitati.

    Germana

  • 25 MARZO, FESTA DELL’ANNUNCIAZIONE

    25 MARZO, FESTA DELL’ANNUNCIAZIONE

    (e del Sì di Maria)

    In questo giorno la Chiesa ci invita a ricordare e a fare festa, perché da qui è cominciato il cammino della nostra salvezza. Il catechismo della chiesa Cattolica recita così: “Infatti la Vergine Maria […] è riconosciuta e onorata come la vera Madre di Dio e del Redentore. […] Insieme però […] è veramente “Madre delle membra” (di Cristo).

    Per comprendere come mai la Chiesa ci indichi Maria come nostra vera madre ricorriamo al “Trattato della vera Devozione a Maria” di San Luigi Maria Grignion de Montfort. San Luigi Maria
    propone “la contemplazione amorosa del mistero dell’Incarnazione”. L’amore a Dio mediante l’unione a Gesù Cristo è la finalità di ogni autentica devozione, è il nostro unico maestro che deve istruirci… La devozione alla Santa Vergine è un mezzo privilegiato “per trovare Gesù Cristo
    perfettamente, per amarlo teneramente e servirlo fedelmente”
    (Trattato della vera devozione, 62).

    “Ogni volta che tu pensi a Maria, Maria pensa per te a Dio. Ogni volta che tu dai lode e onore a Maria, Maria con te loda e onora Dio. Se tu dici Maria, ella ripete Dio. Quando è lodata, amata, onorata o riceve qualche cosa, Dio è lodato, Dio è amato, Dio è onorato, Dio riceve per le mani di Maria e in Maria” (Trattato della vera devozione, 225). Il suo Sì a Dio non ha mai smesso di ripetersi, silenziosamente, da quando accolse nel suo grembo il figlio di Dio, a quando sotto la croce Gesù le affidò l’umanità, la sua Chiesa, attraverso Giovanni il discepolo amato: “Ecco
    tuo figlio…”. Da allora Lei non ha mai smesso di stare accanto ai suoi figli: Giovanni “la prese in casa sua”, e di pregare con e per loro “Tutti erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui”. Per questo noi facciamo festa con lei, Dio ci ha donato sua Madre e, come ha cresciuto Gesù nella sua vita terrena, fino alla pienezza della Grazia, così, da allora, non ha mai smesso di crescere anche noi, suoi figli adottivi che il Padre le ha affidato.

    Buona festa

    Fabrizio Zo

  • S. Giuseppe

    S. Giuseppe

    Sabato 19 Marzo la chiesa celebra San Giuseppe, sposo di Maria, grande figura di santo in tutto il mondo cristiano.

    Giuseppe è l’uomo del silenzio, muto testimone del mistero della Vergine Maria, madre di Gesù.

    Giuseppe è l’uomo dell’obbedienza a Dio, senza timore, e della responsibilità per una famiglia di cui ha cura.

    Giuseppe è l’uomo determinato, che non esita a portare la famiglia in esilio per difenderla, che non si stanca di cercare un figlio dodicenne disperso nel tempio.

    Di Giuseppe non si sente mai la voce, ma si avverte la presenza, discreta e salda. A Giuseppe affidiamo volentieri le nostre preghiere, nel silenzio, lontane dal frastuono dei nostri giorni.

    Guido Feltrin

  • Nel nome…

    Ogni nostro incontro di preghiera, soprattutto la celebrazione eucaristica, inizia con il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. E la messa stessa si conclude nel nome di Cristo.

    Anche entrando in una chiesa siamo abituati – e dovremmo farlo con i più piccoli – a fare il segno della croce, come indizio di ingresso in un luogo “diverso”.

    Incontrare una persona nel nome di qualcuno, parlare a suo nome, portare doni a suo nome è superare il momento contingente e fare riferimento a un altro che può inviarci messaggi di amicizia, pace, bellezza, oppure segni di opposizione, conflitto, separazione. Non solo la nostra preghiera, ma la nostra stessa giornata dovrebbe iniziare e concludersi nel nome di Cristo, facendo proprio il segno della croce appena mettiamo i piedi giù dal letto o subito prima di infilarci sotto le coperte (noi che possiamo! È così per tutti in tante parti del mondo?).

    Non è un gesto scaramantico, anche se invita a confidare nella protezione di Dio. Non è nemmeno un gesto identitario, per distinguersi da chi ha altre o nessuna religione. Anzitutto è un gesto di relazione: tu, Dio, sei presente, la mia vita si svolge davanti a te, i miei desideri e i miei timori ti sono noti e te li affido; così i miei limiti e ciò di cui devo essere perdonato. È un gesto di professione di fede: non sei un Dio sconosciuto, ma un Dio amore – Padre e Figlio e Spirito Santo – con il quale posso conversare, sentirmi accompagnato. È un gesto di appartenenza: chi condivide questo segno, sa che appartiene a un popolo di salvati, che vogliono consegnare ad altri segni di speranza e di pace, e rifuggono da ogni divisione, violenza, guerra. È un gesto che richiama la sofferenza di Gesù sulla croce, e quindi la sofferenza di ogni crocifisso della storia presente, di ogni malato terminale, di ogni disperato o depresso, di ogni persona ferita negli affetti per la perdita dei propri cari, di ogni vittima delle armi diaboliche che distruggono nella guerra paesi, palazzi, infrastrutture e vite umane.

    E chi vive nel nome di Dio e di Cristo, non si fa corteggiare dagli idoli e resiste alle tentazioni della ricchezza, dell’apparire, del potere. Come Gesù, sa che il segno di croce tracciato sul proprio corpo esige di evitare i compromessi per affidarsi a Dio, alla sua Parola, alla sua fedeltà. don Gianni

  • Ritornate al Signore, perché è misericordioso

    Riflessione sulla quaresima, tempo del cambiamento e del pentimento che ci conduce ad incontrare Gesù nella gioia della Resurrezione

    “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi di fronte al male”.

    Così il Signore parla al profeta Gioele nella Prima Lettura di questa domenica.

    Quaresima è un tempo liturgico di quaranta giorni e quaranta notti. La durata ricorda i giorni e le notti del diluvio, il tempo di Mosè sul monte Sinai in attesa dei Dieci Comandamenti, il percorso di Elia fino al monte di Dio, e sicuramente il tempo vissuto da Gesù Cristo nel deserto tentato dal diavolo. È un tempo in cui lasciare spazio alla sobrietà, a maggiori spazi di silenzio, a scelte di carità e di preghiera concrete. Importante sarà meditare insieme su dove e quando il Signore Gesù ancora oggi soffre e patisce nei Suoi piccoli e poveri, nel cuore di ognuno di noi.

    Quali risposte d’amore dare?

    I tradizionali consigli del digiuno, dell’elemosina e della preghiera sono molto attuali in un’epoca spesso troppo virtuale, sganciata dal corpo, in cui le buone intenzioni faticano a diventare scelte concrete di vita. Pensiamo con apprensione e dispiacere alle guerre che ancora insanguinano l’Europa, alle tensioni che attraversano il mondo, la nostra società, le famiglie, la Chiesa e possiamo ben comprendere quanta sete di pace e di Dio abbia l’animo nostro. Non solo e sempre gli altri, ma anche noi abbiamo bisogno di conversione e illuminazione, di pentimento e misericordia!

    Questi “strumenti spirituali” presi nella loro concretezza e attualizzati nella nostra vita quotidiana, ci aiutano a purificare e custodire il cuore alla ricerca di una maggiore libertà e pace spirituale in comunione con Dio. Se poi vissuti insieme ci aiutano a camminare come Popolo di Dio che cerca la volontà del Suo Signore.

    La Liturgia Ambrosiana non prevede la Celebrazione Eucaristica nei Venerdì di Quaresima proprio in ricordo della Passione di Gesù: diventa questo il tempo per celebrazioni della Via Crucis, momenti di ascolto della Parola di Dio, ascolto di testimonianze di croce e resurrezione, celebrazioni comunitarie dei Vespri del Venerdì.

    Anticamente il percorso dei catecumeni si concludeva nella notte di Pasqua con il Sacramento del Battesimo. I Vangeli domenicali, sempre fissi nel rito Ambrosiano, aiutano chi si prepara a diventare cristiano e sostengono anche noi nel rinnovo quotidiano del nostro Battesimo: pensiamo alla lotta contro le tentazioni di Gesù, l’incontro con la Samaritana, il nostro legame con la verità e la Parola di Dio, la guarigione del cieco nato, la resurrezione di Lazzaro.

    La meta di questo cammino personale, famigliare e di popolo è la Settimana Santa che si compie nella Pasqua del Signore. La meta è l’esperienza della salvezza, la conversione del nostro cuore, del nostro essere comunità cristiana, il passaggio alla realtà del Regno tra noi. Nella notte di Pasqua finalmente proromperà l’Alleluia, la Lode a Dio della Chiesa, nella memoria viva e sacramentale di Cristo Risorto! Possiamo anche noi incontrare Gesù in questo cammino e ritrovare la gioia del Risorto per il mondo di oggi!

    don Marco Albertoni

  • ESERCIZI SPIRITUALI PER GLI ADULTI

    ■ martedì 8 marzo
    ■ mercoledì 9 marzo
    ■ giovedì 10 marzo
    nelle cinque parrocchie della città alle ore 21,00

    ■ venerdì 11 marzo conclusione per tutti in Basilica alle ore 21.00 (diffusi anche tramite il canale YouTube “Pastorale Desio”)

    Predicatori

    • S.S. Pietro e Paolo: don Flavio
    • San Giovanni Battista: don Alberto
    • San Pio X: don Sandro
    • San Giorgio: don Gianni
    • S.S. Siro e Materno: don Marco A.