Categoria: News

  • Forza Tonino!

    Forza Tonino!

    Mettete a letto i più piccoli e non parlate con loro di quanto leggerete qui.
    Tonino è mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, in Sicilia. In seminario
    abbiamo studiato insieme. Ci siamo rivisti in qualche occasione, a Roma e a
    Noto.

    Tonino non ha remore: ai cresimandi nelle omelie cantava i testi delle canzoni di Marco Mengoni.

    Ora in un’omelia ha osato dire che Babbo Natale, così come è presentato dagli spot pubblicitari, non rispecchia la sua vera origine: il vescovo san Nicola di Myra o di Bari, che è sì portatore di un dono, ma universale e gratuito, corrispondente alla pace e alla gioia di Gesù. Semplificando molto: “quel” Babbo Natale – quello da ipermercato per intenderci – non esiste.

    Apriti cielo! Le migliori menti intellettuali del paese hanno tacciato il vescovo di incapacità comunicativa – una premessa arrogante per mettere a tacere chi non la pensa come loro – rimproverandolo di distruggere così i sogni dei bambini. All’improvviso hanno difeso il Natale – per loro quel nome si può dire, anche se ne hanno dimenticato il significato – e hanno accusato Tonino di allearsi con le peggiori potenze anticapitalistiche mondiali, come solo a certi cattolici capita di fare. Pensavo che, quando si tratta di aborto o eutanasia, i cattolici sono accusati di essere benpensanti retrogradi. Ma sono sorpreso dai nuovi benpensanti che usano i sogni dei bambini per difendere gli interessi dell’economia!

    E pensare che da piccolo scrivevo la letterina di Natale a Gesù Bambino. Forza Tonino! Il Natale – e anche Babbo Natale – è ben altro!

    don Gianni

  • Accendiamo l’Av vento con le laterne verdi

    Accendiamo l’Av vento con le laterne verdi

    AGGIUSTARE IL MONDO PRATICANDO L’AMORE

    Quello che sta avvenendo sul confine tra Bielorussia e Polonia è un dramma, non la scena di un film, purtroppo è tutto vero. Migliaia di uomini, donne e tanti bambini si ritrovano ammassati a cielo aperto, al freddo e gelo, con poco cibo e vestiario, fra le due frontiere in una terra di nessuno perché sono allontanati da una parte e rifiutati dall’altra. Nella civile e ricca Europa si
    negano i diritti più elementari e si sceglie di chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte.

    Così capita che due giovani siriani insieme al loro bimbo di nemmeno un
    anno scappino su mezzi di fortuna dalla guerra e dal loro paese in cerca
    della pace e di condizioni di vita più dignitose. Sul cammino trovano barriere sempre nuove, ma poi arrivano chissà come in questa bolgia di una guerra non dichiarata. Il bambino sopravvive a mesi di stento fino a quando i
    genitori si separano e si feriscono negli scontri: il piccolo resta così da solo
    nel minuscolo nascondiglio dove la famiglia si era rifugiata e quando arrivano i soccorsi il bambino è già morto, assiderato. Di questo bimbo non ci resta nemmeno un nome e un’immagine, ma solo il racconto disperato dei volontari di una ONG. In questo tragico scenario ci sono stati diversi morti, e di alcuni non sapremo mai. Così anche la morte di questo bimbo, vittima degli egoismi e dei rifiuti di noi europei, sembra scivolare nel silenzio e nell’indifferenza. Quella che fa scegliere di investire risorse e tanti soldi in armi imbracciate da migliaia di militari e in chilometri di filo spinato per respingere nient’altro che persone inermi e disarmate.

    Ma ci sono anche segni di speranza. In molte case sul confine tra Bielorussia e Polonia gli abitanti lasciano accesa una luce verde per indicare ai migranti che oltre il filo spinato sono in ricerca di una via d’uscita che in quelle abitazioni potranno trovare un rifugio sicuro per la notte, un pasto caldo e una persona amica. Quella lanterna indica un semaforo verde-speranza, un segnale che tutti capiscono e che non ha bisogno di parole. Piano piano e in modo spontaneo il movimento delle “lanterne verdi” si è allargato e sempre più famiglie delle zone di frontiera lasciano la lampada accesa alla finestra facendola diventare un simbolo di accoglienza verso ogni uomo che va al di là di ogni frontiera.

    Idealmente anche noi vogliamo allora lasciare le luci accese su queste violenze inaccettabili che colpiscono i più fragili, già segnati da anni di privazioni e violenze, e che gravano sulle coscienze di tutti noi. A noi il
    compito di alzare la voce e gridare la nostra indignazione. Quello delle lanterne verdi non è solo un gestosimbolo che sta popolando i social, ma un segno di vicinanza e di responsabilità di tutti coloro che non vogliono essere indifferenti e intendono restare umani, la speranza che non vogliamo spegnere.

    Anche Papa Francesco in questi giorni a Cipro è tornato a ricordarci il dramma di tanti migranti nel mondo: “Voi siete arrivati qui, ma quanti dei vostri fratelli sono rimasti per strada? Quanti disperati iniziano il cammino in condizioni molto difficili e non arrivano… Guardando voi, guardo le sofferenze del cammino, tanti che sono stati rapiti, venduti, sfruttati… La migrazione forzata non è un’abitudine quasi turistica! Il peggio è che ci stiamo abituando a questo: “Ah oggi, sì, è affondato un barcone, tanti dispersi”. Ma guarda che questo abituarsi è una malattia grave: dobbiamo andare contro questo vizio di abituarci a queste tragedie che leggiamo nei media. È la sofferenza di fratelli e sorelle che non possiamo tacere…

    Che bello allora sarebbe far illuminare il prossimo Natale da quella luce verde che ci invita a riconoscere il volto del bambin Gesù in ogni essere umano che soffre, che è rifiutato. Sarà davvero importante se in questa stagione tesa e amara e sulla via del Natale di Gesù una grande luce verde, fatta di tante piccole lanterne, riuscirà a illuminare la notte dell’Europa e la
    sofferenza di uomini e donne esuli, che bussano alla porta e che non hanno luogo dove andare e dove stare.

    Vito Bellofatto

  • 25 anni di solidarietà: un esempio concreto

    25 anni di solidarietà: un esempio concreto

    La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare si è tenuta sabato
    27 novembre. Chiama a raccolta la solidarietà di tutta Italia, ma in particolare anche di ciascuno di noi, con le sue disponibilità e voglia di fare un gesto gratuito. È un mezzo, quello della colletta alimentare, che permette di essere solidali con un gesto concreto: facendo una donazione o facendo la spesa per chi ne ha più bisogno.

    Come tanti altri sono presenti all’appuntamento del Banco Alimentare anche dei desiani che coinvolgono amici e familiari perché la giornata sia la più proficua possibile. È l’esempio dei desiani responsabili del banco alimentare
    all’Unes via Valsassina a Lissone, Piergiorgio Galbiati, Noemi Arienti ed Enrico Sacchi. “È davvero un’esperienza molto bella – ha raccontato Noemi – È da vent’anni che non manchiamo all’appuntamento per fare questo gesto di solidarietà per rendersi conto dei bisogni che ci sono e ora, dopo la pandemia, sono tante anche le famiglie italiane che hanno bisogno di una mano”.

    Sono felici di poter dare il loro contributo per il prossimo. Hanno raccolto 1130 chili di alimenti per un totale di 123 cartoni. “Era da un po’ che non superavamo i 10 quintali. Evviva!” è stato il soddisfatto commento di Enrico.

  • La Luce del Signore risplende nelle nostre case

    La Luce del Signore risplende nelle nostre case

    Nelle nostre parrocchie stiamo vivendo, invitando le famiglie nelle chiese, a celebrare un segno “missionario” di luce. La luce ha un grande valore nella liturgia cristiana e soprattutto nel Natale, quando prendendo una antica festa pagana, abbiamo iniziato ad indicare Gesù “luce del mondo”.

    In questa ottica si è inserito anche il giorno del Natale stesso, quando le giornate iniziano ad allungarsi, la luce prevale sulle tenebre, il mondo si trasforma a partire da un evento astronomico. Il solstizio d’inverno infatti rappresentava occasione di festività di vario genere: il Sol Invictus, Saturnalia (dal 17 al 23) e Angeronalia nell’antica Roma; il Natale per il cristianesimo; Yule nel neopaganesimo e per gli Eteni con il nome norreno di
    Jól. In Gran Bretagna, a Stonehenge, sopravvivono imponenti ruderi: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate.

    Nelle celebrazioni di questi giorni siamo invitati a portare nelle nostre famiglie due lumini: uno per pregare insieme ai nostri cari aspettando il Natale di Gesù e l’altro per poterlo donare a un vicino, un amico, una persona magari un po’ distratta di fronte a questa festività, accompagnando il segno con un augurio di pace. Un modo semplice, ma sincero per far risuonare il messaggio del presepe: pace in terra a tutti gli uomini e le donne amati dal Signore. E che luce sia! E la pace scenda su

    don Flavio Speroni

  • Festa dell’Immacolata nella nostra città

    Festa dell’Immacolata nella nostra città

    Nei giorni della scorsa settimana, l’oratorio BVI, dedicato all’Immacolata, ha festeggiato in modo particolare l’8 dicem bre, attraverso le celebrazioni, i giochi e le cene insieme.

  • Un’Arena… in Centro

    Un’Arena… in Centro

    DICEMBRE TRA CULTURA E TRADIZIONE: GLI EVENTI DEL FINE SETTIMANA
    DOMENICA 19 DICEMBRE Ore 21
    Basilica SS. Siro e Materno, Piazza Conciliazione – Desio
    CORO CITTÀ DI DESIO in

    Natale, la festa InCantata

    Ecco l’appuntamento tradizionale con il concerto natalizio del Coro Città di Desio, dal titolo ‘Natale, la festa inCantata’. Con i suoi 35 anni di storia, il Coro Città di Desio è una realtà apprezzata e riconosciuta ben oltre i confini cittadini e regionali. Con la direzione del Maestro Enrico Balestreri il Coro ha all’attivo oltre 400 concerti.

    Nella Basilica dei Santi Siro e Materno il Coro propone un intenso programma di brani natalizi, a pochi giorni da una delle principali festività cristiane. L’accompagnamento dell’organo della Basilica darà ancora più enfasi al repertorio corale.

    Biglietto: intero 7 euro
    Consigliata la prenotazione
    Prenotazione attraverso mail teatroilcentrodesio@libero.it, telefonando al numero 0362.626266 oppure direttamente nel foyer del teatro ogni lunedì, ore 17-19.

  • Una Vergine nell’attesa

    Una Vergine nell’attesa

    La Chiesa celebra l’8 dicembre la solennità dell’Immacolata
    Concezione: la verità di fede che stabilisce che Maria di Nazareth non è stata toccata dal peccato originale, fin dal primo istante del suo concepimento. Tale dogma è stato proclamato da Pio IX nel 1854 con la bolla “Ineffabilis Deus”

    «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale». Quel non lontano 8 dicembre 1854 così si pronunciava papa Pio IX confermando uno dei più importanti dogmi di fede della Chiesa Cattolica. Pochi anni dopo, a Lourdes (1858), durante una delle sue apparizioni alla piccola Bernardette Soubirous, la Vergine si presentava come «l’Immacolata Concezione», quasi a conferma della verità del dogma pronunciato dalla Chiesa. Ma già prima, nel 1830, a Parigi Santa Caterina Labouré aveva riportato una preghiera ascoltata durante una delle apparizioni della Vergine Maria che diceva “Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a voi”.

    Di fatto queste tre circostanze hanno aperto ciò che da sempre la Chiesa ha sentito nel proprio cuore anche se non ancora definitivamente ammesso: la Vergine Maria, per grazia singolare e per i meriti di Gesù Cristo, è stata preservata da qualsiasi macchia di peccato originale. Un grembo così importante, da ospitare il figlio di Dio, non poteva essere che adorno, puro, immacolato.

    Ed è particolare e di grande significato che la solennità dell’Immacolata Concezione cada proprio nel pieno dell’Avvento, quasi irrompendo con gioia e giubilo nel periodo mesto e raccolto dell’attesa della venuta del Signore.
    Ma questa solennità ha ancora tutta la forza e lo splendore di un evento che prepara la salvezza dell’intero genere umano?

    O viene circoscritto ad una delle prime feste che apre la serie di festività natalizie?

    Vivere l’Immacolata Concezione di Maria significa vivere pienamente il mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio (non a caso le letture scelte dalla liturgia ripercorrono proprio i versetti del capitolo 2 di Luca). Così si scopre che il concepimento di Maria è strettamente legato al concepimento del Signore, in un’unica e meravigliosa opera di salvezza che è il centro e il desiderio più grande di Dio per l’uomo.

    Ecco perché proprio in questo avvento e con questa solennità siamo chiamati a fermarci e riflettere sul ruolo di Maria nel realizzare il progetto di Dio. Maria più di tutte le creature del mondo ha saputo, attraverso la sua disponibilità, essere una Vergine accogliente: una vergine dal grembo inviolato che accoglie colui che sarà il Figlio di Dio chiamato Gesù. Ed essendo donna, di Maria non possiamo tralasciare i nove mesi che intercorrono da quell’incontro con l’angelo fino al parto nella capanna. Nove mesi di attesa in cui il suo grembo immacolato ha ospitato Dio.

    Il venerabile don Tonino Bello così si esprimeva con quei versi che oggi ci riempiono di gioia e che vogliamo ripetere anche noi:

    “Santa Maria, vergine dell’attesa, di fronte ai cambi che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell’attesa. E il Signore che viene, vergine dell’Avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano. Amen.”

    Un’antica tradizione dal grande significato

    Da molti anni siamo abituati a prepararci in preghiera al Santo Natale attraverso la pratica della “novena”. Questa forma devozionale consiste principalmente nel recitare preghiere (ad esempio il Rosario) ripetute per nove giorni consecutivi, prima di una solennità, come appunto il Santo Natale. La novena trae ispirazione dagli Atti degli Apostoli (At 1,14), dove viene descritto come gli Apostoli si ritrovarono insieme a Maria a pregare in modo assiduo e concorde nei nove giorni compresi tra l’Ascensione di Gesù e la discesa dello Spirito Santo durante la Pentecoste. La novena del Natale fu eseguita per la prima volta in una casa di missionari vincenziani di Torino nel Natale del 1720.

    Da allora, la novena, pur non essendo “preghiera ufficiale” della Chiesa, rimane un momento molto significativo nella vita delle nostre comunità cristiane.

    Si celebra nelle nostre chiese dal 16 al 24 Dicembre, e comprende anche la lettura di alcuni testi atti a preparare spiritualmente ciascun credente alla venuta del Salvatore.

  • Sant’Ambrogio, patrono di Milano

    Sant’Ambrogio, patrono di Milano

    A Milano il 7 dicembre si celebra il ricordo di Sant’Ambrogio, che non si sarebbe mai immaginato di diventare santo.

    Si racconta che sia stato il grido di un bambino a proporlo vescovo. La storia di Sant’Ambrogio non può essere narrata con precisione, troppi anni sono trascorsi dal 374 quando si ritrovò, lui, tedesco di nascita, da quattro anni governatore di una fetta di Impero Romano (all’incirca mezza Italia del nord di oggi) in una chiesa milanese a fare da paciere e da mediatore tra presbiteri e laici, cattolici e ariani, riuniti con non pochi contrasti per eleggere il nuovo vescovo. Ambrogio non era neppure battezzato.
    Era stimato ed amato perchè governava con saggezza ed imparzialità. Il grido del bimbo, stando al racconto, venne ripreso da tutti i presenti, come fosse stato ispirato dall’alto: ‘Ambrogio vescovo’. Venne battezzato e consacrato il 7 dicembre 374.

    Non tradì le aspettative, segno che la scelta era stata davvero suggerita dallo Spirito. Donò le sue ricchezze ai poveri, si dedicò allo studio della Scrittura e alla preghiera, incontrò la gente, tutti potevano bussare alla sua porta ed essere ricevuti, ascoltati, difesi dalle prepotenze. Favorì numerose conversioni, difese la fede cattolica contro l’eresia ariana.

    Morì il 4 aprile 397. Per i suoi molteplici scritti teologici è uno dei quattro grandi dottori della Chiesa occidentale, con Gerolamo, Agostino e Gregorio Magno. Insieme, dal 1929, si possono incontrare anche nella nostra basilica, alzando gli occhi all’interno della cupola: sotto i santi Siro e Materno nella gloria del paradiso e (nei pennacchi) gli evangelisti, Amedeo Butti ha realizzato proprio gli stucchi dei quattro dottori della Chiesa. Il tempio che più di ogni altri tiene viva la memoria di sant’Ambrogio è l’omonima basilica a Milano, edificata nel 386 per volere del copatrono della diocesi, nella quale ogni anno, il 7 dicembre, l’arcivescovo celebra la messa per il suo santo predecessore e rivolge il discorso alla città. Si inaugura la stagione al teatro della Scala e si apre la fiera dei Oh bej, Oh bej. Con attenzione, però: ‘A Sant’Ambroeus ‘l frecc al coeus’.

    Egidio Farina

  • Campagna Tende 2021

    “Lo sviluppo sei tu Il tempo del coraggio”

    CAMPAGNA TENDE 2021

    Anche quest’anno AVSI allestisce un banchetto di proposte per i regali natalizi, (la ‘tenda’ in piazza) per raccogliere fondi a favore di progetti di solidarietà internazionale. Titolo della proposta di quest’anno è “Lo sviluppo sei tu”, che ci ricorda la responsabilità che abbiamo per aiutarci, aiutare gli altri e costruire il bene comune. L’appuntamento è per domenica 12 dicembre, in piazza Conciliazione, dalle 9 alle 13; alla tenda si potranno trovare manufatti, dolci, conserve, biscotti. Vi aspettiamo!