Categoria: News

  • IV dopo Martirio di S. Giovanni

    Nel Vangelo di oggi, Gesù si presenta come il Pane della vita. Conosciamo il contesto: ci troviamo subito dopo il grandioso miracolo della moltiplicazione dei pani. Le folle seguono Gesù, lo vogliono fare re, gli chiedono di sfamarle come nel deserto. Gesù, partendo da questo bisogno materiale, le porta a prendere coscienza di un bisogno più profondo, quello del “pane di vita”. Ora Gesù, a questo punto, propone la sua Persona, come il pane che stanno ricercando, l’unico che può sfamare il loro cuore, che può dare la vita.

    Il brano di Vangelo si apre proprio con questa affermazione: “Io sono il pane disceso dal cielo!” e per evitare che i suoi uditori lo interpretassero in modo metaforico o simbolico, dichiara: “Io sono il pane della vita, il pane che discende dal cielo perché chi ne mangia non muoia”.

    È chiara la reazione di stupore e anche di rifiuto: solo nell’ultima Cena, ricordata da Paolo nella seconda lettura, Gesù dimostrerà il senso di quelle parole, facendosi cibo per i suoi discepoli.

    Proviamo a chiederci: “crediamo che, per l’invocazione dello Spirito Santo, nella consacrazione, Gesù si rende presente in modo misterioso ma reale nel pane e nel vino?”

    “C’è il desiderio di questo Pane di Vita? Crediamo che è la manna che ci permette di camminare nel deserto della vita?”

    “Ci prepariamo ad accoglierlo e lasciarci cambiare il cuore?”

    Chiediamo al Signore di comprendere e di vivere sempre più intensamente l’Eucarestia.

    don Alberto

  • Una Chiesa libera, per una testimonianza coraggiosa

    L’enciclica «Fratelli tutti» è il punto di partenza dell’Arcivescovo nel delineare il secondo tratto distintivo indicato per la comunità ambrosiana

    La Chiesa libera è il secondo aggettivo indicato dall’Arcivescovo nella Proposta pastorale, partendo dal magistero di papa Francesco dell’enciclica Fratelli tutti.

    La fraternità universale

    «I discepoli danno testimonianza di questa vocazione alla fraternità universale in modo inadeguato, perché sono divisi tra loro, e tuttavia non possono tacere il Vangelo e sono nel mondo per seminarvi speranza di salvezza, nella concordia e nella pace».

    I principi che diventano vita quotidiana. «I principi generali e gli appelli universali chiedono di tradursi nello stile quotidiano del buon vicinato e dell’alleanza costruttiva con tutte le confessioni, con tutte le religioni, con tutte le istituzioni. Sono benedetti da Dio i suoi figli e le sue figlie che in ogni parte del globo sono operatori di pace».

    Una Chiesa «antipatica»?

    «La Chiesa è libera quando accoglie il dono del Figlio di Dio; è lui che ci fa liberi davvero; liberi dalla compiacenza verso il mondo, liberi dalla ricerca di un consenso che ci rende inautentici; liberi di vivere il Vangelo in ogni circostanza della vita, anche avversa o difficile; capaci di parresìa di fronte a tutti; Chiesa libera di proporre il Vangelo della grazia, di promuovere la fraternità universale, Chiesa libera di vivere e annunciare il Vangelo della famiglia; Chiesa libera di vivere la vita come vocazione perché ogni persona non è un caso ma è voluta dal Padre dentro il suo disegno buono per la vita del mondo».

    La presenza della Chiesa nel dibattito pubblico provoca spesso reazioni contrapposte. «Il messaggio di Gesù e la testimonianza della Chiesa suscitano una reazione che può essere di accoglienza grata, di esultanza per la liberazione attesa e sperata. Ma può esservi anche una reazione di antipatia, di ostilità e indifferenza. Talora i discepoli possono rendersi antipatici e suscitare atteggiamenti ostili per un comportamento che non è conforme allo stile di Gesù. Ma l’indifferenza e l’antipatia molto diffuse verso la Chiesa hanno la loro radice nella profezia che il Vangelo di Gesù ci chiede di testimoniare. Il Vangelo è infatti invito a conversione, è parola di promessa per chi ascolta, è contestazione di quanto tiene uomini e donne in schiavitù. Molti, a quanto pare, chiamano bene il male e male il bene e sono infastiditi dalla contestazione e dall’invito a trasgredire “i decreti del faraone”. Come Mosè fu contestato dai suoi fratelli, così i discepoli di Gesù sono contestati da coloro che chiamano intelligenza il conformismo, libertà il capriccio, benessere la sazietà, tranquillità l’asservimento».

    Vangelo della famiglia e individualismo esasperato

    L’Arcivescovo mette in guardia da un individualismo imperante della mentalità comune e nelle scelte politiche e istituzionali. ««L’annuncio del Vangelo della famiglia suona antipatico in una cultura che diffida dei legami indissolubili e delle responsabilità verso le persone amate – afferma monsignor Delpini -. L’individualismo rischia di essere il principio indiscutibile dei comportamenti e quindi anche il criterio per organizzare la vita sociale e le sue leggi. (…) Piuttosto sembra che prevalga una logica individualistica che intende assicurare a ciascuno il diritto di fare quello che vuole. Può essere che questo orientamento incida nel costume e nella mentalità e che la tradizione di solidarietà tra le persone, l’impegno delle istituzioni per il bene comune, l’apprezzamento per la famiglia, per i bambini e per tutte le attenzioni educative siano considerati temi lasciati al volontariato e privati di adeguata attenzione e sostegno istituzionale».
    Necessario perciò continuare a riproporre la visione cristiana.

    «La visione cristiana della vita, dell’uomo e della donna, della vicenda personale e della storia del popolo considera invece centrale la famiglia, i legami affidabili, la riconoscenza come principio intergenerazionale, la fecondità come bene comune e promessa di futuro, l’educazione delle giovani generazioni come responsabilità ineludibile della famiglia e, in supporto alla famiglia, delle istituzioni e di tutti i “corpi intermedi”».

    di Pino Nardi

  • Festa Patronale 2021 Madonna del Rosario

    DOMENICA 26 SETTEMBRE

    • 10.00 Basilica: S. Messa
    • 11.00 Teatro Il Centro: presentazione della mostra Bethleem Reborn con introduzione di Raffaella Zardoni e don Vincent Nagle
    • 11.30 Il Centro: apertura delle mostre Bethleem Reborn, DisegniAMOlacittà, concorso di disegno per ragazzi delle scuole, Crea la tua città, plastici realizzati dalle scuole d’Infanzia.
      Le mostre sono aperte fino al 4 ottobre
      presso il Centro parrocchiale tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00;festivi e lunedì 4: 10.00-12.00 e 16.30-19.00
      Prenotazione per visita guidata:
      tel. 339-2330520 (ore 18.00-20.00)
      È necessario presentare il GREEN PASS

    VENERDÌ 1 OTTOBRE

    • 21.00 Basilica: preghiera con Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona della Comunità Pastorale

    SABATO 2 OTTOBRE

    • 21.00 Teatro Il Centro: Viva la vida, una lettura in musica di Favola d’Amore di Hermann Hesse.
      Concerto del Coro Santuario del Crocifisso (ingresso su prenotazione)

    DOMENICA 3 OTTOBRE

    • 10.00 Basilica: S. Messa solenne della Festa Patronale
    • 11.30 Basilica: S. Messa con la presenza dei rappresentanti
      del Palio e delle Contrade
    • 15.00 Basilica: concerto della campana Bèla
    • 16.00 Sagrato della Basilica: concerto della Corpo Musicale Pio XI Città di Desio e premiazione dei concorsi proposti nell’ambito dell’iniziativa Salviamo la Cupola

    LUNEDÌ 4 OTTOBRE
    FESTA DEL MADUNIN

    • 17.30 Cimitero (via Rimembranze): S. Rosario
    • 18.30 Basilica: S. Messa concelebrata con i sacerdoti desiani

    SABATO 9 OTTOBRE

    • 21.00 Basilica: Concerto del Coro Città di Desio (evento con biglietto di ingresso)
      Tutte le attività si svolgono nel rispetto delle norme anti Covid-19
  • 26 settembre 2021 Festa di apertura degli oratori

    Per il nuovo anno oratoriano che inizia ufficialmente con la Festa di apertura degli oratori, fissata nella Diocesi di Milano in questa domenica, L’Arcivescovo ci invita a fare dell’oratorio un “paese” dove ragazzi e ragazze imparano ad aprirsi alla vita come dono di Dio, ad ascoltare la voce del Signore Gesù, ad andare lontano mettendo in pratica il comandamento dell’amore.

    «Invito tutti e per tutto l’anno ad abitare il paese dove si ama la vita, perché è dono di Dio, è la vita di Dio; ad abitare nel paese dove si ama la vita, perché è vocazione alla gioia, la gioia di Dio; dove si ama la vita e si guarda lontano, perché si vorrebbe condividere con tutti la grazia di abitare in Dio».
    Lo slogan “Ama. Questa sì che è vita!” ci indicherà lo stile per abitare quel “paese” meraviglioso che si chiama oratorio.

  • Una Chiesa unita, segno di comunione

    Con riferimento ai tempi nuovi che stiamo attraversando, l’Arcivescovo auspica reciprocità e coralità nei comportamenti e nello stile, che dovranno caratterizzare anche le Assemblee sinodali decanali

    Di Pino Nardi

    Nella Proposta pastorale innanzitutto l’Arcivescovo indica una Chiesa unita. La vocazione alla comunione è riproposta durante i tempi dell’anno liturgico. «Coloro che prendono parte alle celebrazioni della comunità cristiana sono chiamati a verificare quali frutti ne vengano per la loro vita personale e comunitaria: possiamo celebrare il mistero che ci dona la grazia di partecipare alla comunione trinitaria ed essere divisi, scontenti gli uni degli altri, invidiosi, risentiti?», chiede monsignor Delpini.

    Sottolinea anche i tempi nuovi che interrogano la Chiesa indicando il cammino che la Diocesi ha condotto nel recente Sinodo minore, «La Chiesa dalle genti non è solo il mistero nascosto alle precedenti generazioni (cfr. Ef 3,5), ma è la grazia e l’impegno di questo nostro tempo, di questa nostra terra per offrire un aiuto a tutti gli uomini a credere e a sperare. La vocazione dell’umanità alla fraternità universale, come insegna l’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco, chiede la risposta illuminata e lungimirante di tutte le comunità della nostra diocesi».

    La reciprocità nella comunione

    «L’amore che si dona gratuitamente senza considerare risultati e risposte è una delle forme più alte di dedizione. Per certe sensibilità questo amore gratuito è la manifestazione dell’amore di Dio stesso, di cui la creatura è resa capace per grazia», scrive l’Arcivescovo.

    Parlando anche di reciprocità nel rapporto uomo-donna. «La reciprocità come forma matura dell’amore è la vocazione di ogni uomo e di ogni donna. La differenza di genere è la differenza originaria che permette di praticare nella forma più alta e promettente la relazione comandata dal comandamento nuovo: gli uni gli altri. Il tema della relazione tra uomo e donna, tra uomini e donne nella Chiesa, tra uomini e donne nella società è un tema di inesauribile profondità e di drammatica attualità. È doveroso che con il contributo di tutti, con la saggezza dell’esperienza, con la molteplicità delle competenze sia affrontato nelle nostre comunità, come proposta educativa, come dinamica familiare, come aiuto all’interpretazione dei ruoli degli uomini e delle donne nella Chiesa e nella società».

    La coralità della comunione

    «La reciprocità come forma matura dell’amore è l’esperienza di ogni vera amicizia -continua l’Arcivescovo-. I discepoli di Gesù, che hanno sperimentato l’amicizia con lui, sono chiamati a vivere e a testimoniare la grazia, la responsabilità, la coltivazione di rapporti come contesti propizi per portare a compimento la vocazione alla santità. Molti testi della Scrittura descrivono le virtù necessarie, lo stile che deve essere abituale tra le persone nella comunità cristiana. Il rimando all’“inno alla carità” di Paolo (cfr 1Cor 13,4-7) può essere molto significativo».

    Uno stile che va sempre più curato e affinato anche nella vita della Chiesa. «Tutti i talenti, tutte le qualità delle persone, tutte le esperienze di aggregazione di laici e di consacrati si possono chiamare carismi o vocazioni nella misura in cui edificano la comunione con il tratto della coralità, che comporta la stima vicendevole, la disponibilità a collaborare nel costruire percorsi e a dare vita a iniziative per il bene di tutti. In questa coralità di vocazioni il riferimento alla Diocesi, in comunione con tutta la Chiesa, è un criterio di autenticità».

    L’Assemblea Sinodale Decanale

    Amicizia, carità, stima reciproca, comunione si traducono anche attraverso una articolazione della comunità cristiana. «L’organizzazione parrocchiale è provvidenziale e insuperabile (…) Non è però tutta la Chiesa, non è una struttura che rinchiude lo Spirito nei calendari, nell’esercizio del potere della comunità parrocchiale. La Diocesi non è un insieme di parrocchie, piuttosto l’unica Chiesa che si rende presente nel territorio nelle comunità pastorali e nelle parrocchie(…)
    La proposta di immaginare l’Assemblea Sinodale Decanale esprime l’intenzione di configurare un organismo più proporzionato al compito di interpretare il territorio e di descrivere e motivare forme di presenza dei cristiani nella vita quotidiana, familiare, professionale, sanitaria, culturale, amministrativa».
    La sinodalità sarà al centro del cammino ecclesiale di questi anni a livello mondiale, nazionale e diocesano. Per questo l’Arcivescovo precisa che «si deve intendere per Assemblea Sinodale Decanale lo strumento che la Diocesi di Milano si darà per lo stile di presenza della Chiesa nel nostro territorio».
    Amore fraterno e lamento
    «L’amore fraterno comporta una specie di gara nello stimarsi a vicenda, il riconoscimento del bene che l’altro rappresenta per me, la riconoscenza per essere un cuore solo e un’anima sola nella comunione dei santi. Come posso essere amareggiato e risentito verso il fratello?».

    L’amarezza dell’Arcivescovo per il grande dono ricevuto e per la difficoltà di viverlo. «Nella comunità cristiana gli argomenti per essere scontenti gli uni degli altri hanno una radice ambigua e invito tutti a decifrare questa sorgente inquinata delle parole, dei pensieri, dei giudizi. Per me è incomprensibile che il risentimento, l’amarezza, le ferite siano, per così dire, una buona ragione per lamentarsi dei fratelli e delle sorelle della propria comunità, dei preti, del Vescovo e del Papa. Piuttosto si dovrebbe riconoscere un desiderio ardente di correggere e di correggersi, di dedicarsi a un’intensa preghiera di intercessione, di praticare la correzione fraterna e il perdono benevolo».

  • Convegno diocesano di Pastorale famigliare

    Il Convegno è organizzato in collaborazione con il Movimento Terza Età, l’Associazione Nonni 2.0 e l’Associazione Adulti Più di Azione Cattolica Ambrosiana, e si rivolge indistintamente a genitori e nonni che desiderano riflettere sulle relazioni all’interno della famiglia “allargata” che include almeno tre generazioni.

    La partecipazione in presenza è a numero di posti limitato e controllato tramite iscrizione on line su www.chiesadimilano.it/famiglia nella sezione dedicata.

    Nel rispetto delle normative anti-COVID 19 è necessario esibire il GREEN PASS per l’ingresso. Dalle ore 15 sarà possibile seguire il Convegno in diretta sul portale chiesadimilano.it.

    Sabato 2 ottobre 2021
    ore 14,45
    Salone Pio XII,
    Via S. Antonio 5, Milano

  • Un’Arena… in Centro

    Le iniziative culturali del fine settimana PER SOSTENERE I LAVORI ALLA CUPOLA DELLA BASILICA

    SABATO 25 settembre
    Ore 21- Teatro Il Centro, Desio
    MORPHEUS BAND
    & REJKO PROJECT

    MORPHEUS BAND è un nuovo progetto musicale, dedicato al genere funky/soul con la partecipazione di Davide Riva (tastiere), Ferruccio Guerra (basso), Lapo Calosi (batteria), Giuliano Salvaterra (chitarra), Fabio De Agostini (sax e voce) e Patrizia Smiraglia (voce solista). Si tratta di un gruppo eterogeneo, forgiato da esperienze trentennali in diversi generi musicali.
    I REIKO PROJECT nascono invece nel 2018 come esperimento acustico per portare un po’ di brani alla loro nudità musicale. È un trio composto da Oriano Riva (percussioni), cuore pulsante del gruppo, Angelo Farina (basso e contrabbasso), direttore musicale della compagine, e da Fabio Reiko Rinaldi (voce e chitarre), il dittatore del Trio.
    Biglietto: 10 euro.

    DOMENICA 26 settembre Ore 21.00 – Chiesa dei
    SS. Pietro e Paolo, Desio
    Quartetto presenta
    NON SOLO
    BAROCCO

    Il Quartetto è composto da Enrico Balestreri, Gioacchino Burgio, Roberto Gelosa e Alessandro Monga. Viene proposto un programma variegato, realizzato con organo, flauto, tromba e trombone. Verranno eseguiti brani scritti appositamente per questo ensamble. Si inizia da autori di tradizione (come Bach) per spostarsi poi su altre trascrizioni, come brani da opera, spirituals e… tante sorprese.
    Biglietto: 7 euro

    Le iniziative si possono prenotare il lunedì dalle 17 alle 19 presso il Teatro Il Centro, telefonando al numero 0362.626266 o inviando mail a teatroilcentrodesio@libero.it oppure direttamente in teatro nel giorno dell’evento.
    Per accedere al teatro è obbligatorio presentare il Green Pass

  • La Proposta pastorale  dell’Arcivescovo per il 2021-22

    La Proposta pastorale dell’Arcivescovo per il 2021-22

    In «Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa» monsignor Delpini invita a promuovere reciprocità e coralità e a riscoprire la gioia cristiana. Un approfondimento sulla nascita delle Assemblee sinodali decanali

    «Come attraversiamo il tempo che viviamo, noi discepoli del Signore?»: si apre con questa domanda la Proposta pastorale 2021-22 dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini. 
    Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa: è il titolo del testo che tradizionalmente offre le indicazioni pastorali del vescovo per il cammino della Diocesi nei mesi successivi.

    Con un inevitabile riferimento alla pandemia, e riprendendo una lettera dei presuli lombardi diffusa qualche mese fa, monsignor Delpini suggerisce anzitutto alcuni “percorsi di sapienza”: imparare a pregare, a pensare, a sperare oltre la morte, a prendersi cura. Aggiungendo: «In questo tempo di prova e di grazia la Proposta pastorale intende convocare la comunità cristiana perché (sia) un segno che aiuta la fede e la speranza, proponendo il volto di una Chiesa unita, libera e lieta come la vuole il nostro Signore e Maestro Gesù».

    «Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa» è il titolo della Proposta pastorale dell’arcivescovo, monsignor Mario Delpini, per l’anno 2021-22. Il volumetto (Centro ambrosiano, 128 pagine, 4 euro) si può prenotare e ritirare presso la Libreria di Desio – Via G. Garibaldi, 34, tel. 0362 625487

    Nella consapevolezza che «la lampada per illuminare i nostri passi è la Parola di Dio», l’Arcivescovo propone nella Lettera l’ascolto e la meditazione dei capitoli 13-17 del Vangelo di Giovanni, pagine in cui Gesù dialoga con i discepoli prima della Passione, un «invito a percorrere la via dell’amicizia» in cui chi segue Gesù «sperimenta che la fede è un rapporto personale con lui: in questo rapporto il comandamento e la verità si rivelano come il dimorare del tralcio nella vite, piuttosto che come l’indicazione di adempimenti e la consegna di una dottrina».

    Nella parte centrale della Proposta pastorale monsignor Delpini approfondisce poi i significati dei tre aggettivi indicati nel titolo: che cosa significa essere una Chiesa unita, libera e lieta, e che cosa implica accogliere o tradire questa responsabilità?
    Della chiamata all’unità l’Arcivescovo sottolinea soprattutto gli aspetti della reciprocità e della coralità. «Non siamo ingenui – avverte -: le tentazioni di protagonismo, di rivalità, di invidia, di scarsa stima vicendevole sono sempre presenti e seducenti. (…) In questo esercizio, per certi versi inedito di comunione, di “pluriformità nell’unità” possiamo essere aiutati da quella singolare forma di scuola cristiana che è l’ecumenismo di popolo a cui siamo chiamati in questi anni. Sono ormai diverse le parrocchie della nostra Diocesi che ospitano nei loro edifici una realtà ecclesiale (perlopiù parrocchie ortodosse, ma anche comunità protestanti e pentecostali)»; l’invito è a «non limitare la nostra disponibilità a una semplice e formale condivisione di spazi, ma a intrecciare forme di dialogo e sostegno reciproco».
    In questo capitolo della Proposta monsignor Delpini illustra anche l’importante percorso che la Diocesi intraprende in questo anno, ovvero la nascita delle Assemblee sinodali decanali: «Questo processo non intende sovraccaricare i sacerdoti di ulteriori compiti, ma provocare tutte le vocazioni (laici, consacrati, diaconi e preti) ad assumere la responsabilità di dare volto a un organismo che non deve “guardare dentro” la comunità cristiana; piuttosto deve guardare al mondo del vivere quotidiano dove i laici e i consacrati hanno la missione di vivere il Vangelo».
    «La Chiesa è libera – scrive Delpini nel capitolo su questo secondo aggettivo – quando accoglie il dono del Figlio di Dio; è lui che ci fa liberi davvero; liberi dalla compiacenza verso il mondo, liberi dalla ricerca di un consenso che ci rende inautentici; liberi di vivere il Vangelo in ogni circostanza della vita, anche avversa o difficile; Chiesa libera di promuovere la fraternità universale, Chiesa libera di vivere e annunciare il Vangelo della famiglia». A proposito della famiglia, uno spazio particolare viene dato alle proposte del Servizio diocesano per la Pastorale familiare, in un anno che la Chiesa universale dedica all’Amoris Laetitia e che prepara all’Incontro mondiale della Famiglie che si svolgerà a Roma nel giugno 2022.

    Nella parte dedicata alla “Chiesa lieta”, in cui si richiamano alcuni punti fondamentali del pensiero di papa Francesco sulla gioia, il pastore della Diocesi ambrosiana sottolinea che «è riduttivo definire la gioia come esperienza individuale. La festa è l’espressione comunitaria della gioia condivisa tra le persone». E con riferimento più diretto alla vita delle comunità cristiane scrive: «È necessario che, attraverso la cura delle celebrazioni, si creino le condizioni perché si esprima la gioia frutto dello Spirito. Le celebrazioni tristi, grigie, noiose sono forse il segno di comunità tristi, grigie, noiose». «La gioia cristiana – conclude mons. Delpini – non è un’emozione ma più profondamente un habitus che dona energie spendibili nella vita di ogni giorno, a livello individuale, familiare e sociale».

  • Desio e Seregno piangono LA MORTE DI MONS. LUIGI SCHIATTI

    Desio e Seregno piangono LA MORTE DI MONS. LUIGI SCHIATTI


    L’8 settembre è mancato il sacerdote desiano mons. Luigi Schiatti.
    Molti lo hanno conosciuto sia per la presenza tra noi dei suoi familiari, sia per il suo servizio svolto presso il Collegio Pio XI di Desio e soprattutto, per lunghissimo tempo, presso il Collegio Ballerini di Seregno.

    Siamo vicini alla sua famiglia nella preghiera e affidiamo al Signore questo suo servo fedele, grati per la sua testimonianza cristiana e sacerdotale che abbiamo ricevuto.